Vai al contenuto

Brain Drain – La bassa attrattività italiana

25 Marzo 2024

Che esista, ormai da molti anni, un flusso costante di giovani laureati italiani vero l’estero, in particolare i paesi UE, è un fatto statisticamente accertato: nel decennio 2012-2021 l’ISTAT fotografa una situazione che vede l’espatrio dall’Italia di oltre 1 milione di residenti, di cui circa un terzo (337mila) costituito da giovani di 25-34 anni (di questi, 120 mila già in possesso della laurea al momento della partenza).

I rimpatri di giovani della stessa fascia d’età in possesso di laurea sono stati, nello stesso arco temporale, di c.a. 41mila, una perdita complessiva per l’intero periodo di oltre 79mila giovani laureati. Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia sono, nell’ordine, i paesi verso i quali si è registrato il maggior saldo negativo di giovani laureati italiani.

A livello territoriale, il saldo negativo con l’estero risulta essere maggiormente accentuato nel Nord Italia e nel Sud del Paese – area, quest’ultima, che costituisce la principale origine della corrente di migrazione interna di giovani laureati. Dati che sembrerebbero restituire l’immagine di una sorta di “travaso” dalle regioni del nord Italia verso i paesi europei e dal Mezzogiorno in direzione, soprattutto, di Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto.

Altre fonti sembrerebbero indicare una dimensione ancor maggiore del fenomeno rispetto ai dati ISTAT, principalmente basati sulle risultanze dell’AIRE, Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, nella quale, peraltro, non tutti gli expat si registrano.

Altro dato interessante è quello relativo al grado di attrattività delle aree di destinazione nell’UE, dove è rilevabile il forte interesse dei giovani laureati verso grandi città (ad es. le aree metropolitane di Stoccolma, Parigi, Madrid, ecc.) che evidentemente presentano caratteristiche maggiormente stimolanti anche sul piano culturale, oltre che lavorativo.

Il tema della capacità di attrazione di talenti dall’estero è stato recentemente posto di nuovo in evidenza dalla Commissione UE. Al riguardo, l’indicatore di attrattiva per i talenti dell’OCSE mostra che l’UE non è competitiva a livello mondiale: i cittadini di paesi terzi non citano gli Stati membri dell’UE tra le destinazioni più ambite, preferendo altri paesi OCSE come la Nuova Zelanda, l’Australia, gli Stati Uniti o il Canada. In base a tale indicatore, a livello UE, solo la Svezia rientra tra i primi cinque paesi della classifica OCSE per i lavoratori altamente qualificati, mentre l’Italia risulta la penultima tra gli stati membri, prima solo della Grecia.

L’Italia non risulta attrattiva per i giovani europei e ciò, probabilmente, per le medesime ragioni che conducono i laureati italiani ad emigrare. Al riguardo, ci si dovrebbe chiedere perché un paese come la Spagna, con cultura simile a quella italiana, venga considerato attrattivo dei giovani europei e il nostro lo sia significativamente di meno.

Quali strategie si potrebbero sviluppare per rendere l’Italia maggiormente attrattiva? E come incentivare il rientro in patria dei giovani talenti?

Ne parleremo il 17 aprile 2024, in occasione dell’evento Talent ManagementUna sfida per le imprese e la pubblica amministrazione, in un talk tra responsabili HR di aziende associate a COTEC e rappresentanti di importanti università italiane.

.

Fonti:

Istat, Report migrazioni, rapporti annuali

Fondazione Nord-Est

https://www.oecd.org/migration/talent-attractiveness/ 

Rimani aggiornato
con la nostra newsletter

Ricevi gli ultimi aggiornamenti e approfondimenti dalla nostra Fondazione.

Facendo clic su Iscriviti, confermi di essere d'accordo con i nostri Termini e Condizioni.