Se volessimo localizzare graficamente sulla mappa terrestre tutti i poli di innovazione – siano essi formalmente costituiti o meno – attualmente attivi in ambito cleantech, otterremmo una distribuzione a macchia di leopardo. Ci troveremmo a evidenziare non solamente i grandi cluster tradizionalmente dotati di forti competenze tecnologiche e articolati strumenti di finanza per l’innovazione, ma anche paesi in via di sviluppo e altre regioni in cui l’interazione tra imprenditori, centri di ricerca e settore pubblico si traduce in progetti legati all’energia pulita, alle tecnologie per l’abbattimento dell’impatto ambientale, fino ai nuovi modelli di gestione dei rifiuti e di efficienza energetica. Un fenomeno che ha assunto natura globale almeno per due ragioni. La prima è la distribuzione – tutt’altro che concentrata – delle risorse naturali nel globo. La seconda è l’impegno, attuato mediante investimenti e altri strumenti indiretti, dei governi a sostegno del settore cleantech. Un ambito ritenuto prioritario sia per la stretta correlazione con le principali sfide ambientali e sociali ad oggi irrisolte, sia per l’opportunità tangibile di creazione di nuove risorse economiche legate a un ambito in cui ricerca, innovazione e tecnologie sono l’unica strada per crescere. E per arrivare all’agognata “grid parity”, ossia a un costo di produzione dell’energia da fonti rinnovabili che sia pari a quello da fonti fossili tradizionali.

Non solo le teorie di economia dell’innovazione, ma anche l’esperienza sul campo, insegnano tuttavia come l’aggregazione di soggetti su base puramente geografica, ossia di prossimità fisica, si riveli limitante. Competenze e risorse spesso decisive per lo sviluppo del proprio progetto possono trovarsi anche dall’altra parte del globo. Skipso è una piattaforma online che sfrutta la pervasività di internet – insieme con i modelli attualmente più interessanti nell’ottica del crowdsourcing e della condivisione di contenuti – per colmare questo divario tra operatori. Facendo incontrare domanda e offerta di tecnologia, capitale, risorse umane e qualsiasi applicazione in campo cleantech, in una sorta di metadistretto virtuale che continua a incrementare la sua popolazione ed estensione geografica. La piattaforma viene concessa in licenza sia a singoli organismi, sia a cluster, associazioni, incubatori, università e centri di ricerca. Un esempio è la Clean Energy community del MIT che già da qualche mese utilizza la piattaforma Skipso. Gli utenti possono segnalare il proprio lavoro all’ecosistema cleantech e aprire veri e propri tavoli virtuali su specifici progetti in corso. Sono già numerosi i casi di successo, con l’attivazione di collaborazioni che hanno permesso ai progetti focalizzati su particolari aspetti critici di svilupparsi ulteriormente, abbattendo le barriere puramente geografiche. Ad oggi, ad esempio, le circa 500 imprese che compongono la filiera cleantech della Finlandia hanno adottato Skipso per offrire e cercare nuove competenze tecnologiche e manageriali. La potenza della rete è anche questa.

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