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I mercati internazionali sono profondamente cambiati. La competitività dell’Italia è sempre più sotto pressione. I distretti tradizionali, con il loro nugolo di aziende piccole e medie, continuano a formare l’ossatura della struttura produttiva italiana, soprattutto in tempi caratterizzati dalla crisi della grande impresa. Alcuni di essi reagiscono con forza e vitalità alle nuove sfide; altri, invece, non ce la fanno e soffrono in misura crescente.

La politica industriale italiana ha stabilito fra i suoi obiettivi primari di sostenere la creazione di una nuova generazione di distretti in alcune regioni, valorizzando patrimoni di conoscenza gia esistenti. Lo scopo è di porre le condizioni affinché gli atenei creino legami fecondi con le imprese e si componga un humus scientifico e imprenditoriale tanto fertile da far sorgere start-up o da alimentare la crescita e lo sviluppo di aziende gia presenti, attraverso così investitori istituzionali e operatori del capitale di rischio.

Ecco una prima ricognizione su alcuni casi di questa nuova generazione di distretti, determinati per il successo e la competitività dell’industria italiana; Ict in Piemonte, biotecnologie in Lombardia, nanotecnologie nel Veneto, meccanica avanzata in Emilia Romagna e aerospazio nel Lazio.

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