I cittadini oggi disponibili a spendere per la cyber security

Il 28 gennaio si celebra la Giornata europea della Protezione dei Dati, istituita nel 2006. «L’introduzione della Giornata e alcuni dei più gravi episodi di violazione dei dati della storia hanno reso il 2018 un anno particolarmente difficile per la cyber security in tutto il mondo», spiega Hassan Metwalley, founder di Ermes Cyber Security, startup dell’Incubatore I3P del Politecnico di Torino specializzata nella difesa delle aziende da parte dei pericoli del Web.

«Ormai ogni singolo aspetto della nostra quotidianità viene mediato da schermi e database e la Giornata della Protezione dei Dati – continua Metwalley – diventa un momento decisivo per tutte le istituzioni per riflettere sui prossimi passi e soprattutto per sensibilizzare gli utenti del web sul tema della protezione dei dati personali.

Fa eco e ribadisce il concetto l’indagine qualitativa condotta dalla Fondazione Cotec e dalla Link Campus University e presentata questa mattina in Parlamento. Sono 72 domande alle quali ha risposto un campione appositamente selezionato. Sono 15 le tipologie di minaccia individuate. Le più gravi riguardano l’identità personale, la famiglia, i social e, più in generale, il web. Seguono quelle relative all’home banking, alle mail e alla geolocalizzazione. Minacce che, questa l’opinione degli intervistati, arrivano in particolare dallo spam, dalle catene, dai virus e dal retargeting. Infine, emerge anche un nuovo comportamento dell’opinione pubblica sul tema, disponibile a spendere per tutelarsi: 125 euro per difendere l’home banking, 91 per proteggere le proprie carte di credito, 86 per tutelare la propria immagine.

Queste le cifre che si è disposti a spendere per evitare qualsiasi rischio digitale. «Combinando le percezioni di gravità con quelle di probabilità delle minacce – ha commentato il professor Claudio Roveda, direttore della Fondazione Cotec e Rettore della Link Campus University – è emerso che il pericolo ritenuto più insidioso riguarda il furto e l’uso non lecito delle proprie immagini personali».

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