Un contesto complicato e difficile in cui non mancano storie positive di aziende che rappresentano case history dell’intraprendere con un valore doppio rispetto ad altre aree del paese. Perché fare impresa in Calabria, più che nelle altre regioni del Mezzogiorno, in questo momento non è certo facile come è stato dimostrato da imprenditori, esperti, studiosi che si sono confrontati a dicembre a Lamezia Terme in un incontro promosso da Fondazione Terina, Giovani imprenditori calabresi di Confindustria e Mesogea (l’Associazione per lo sviluppo delle relazioni mediterranee, mirata ad approfondire temi socio-produttivi e culturali dell’area mediterranea). I giovani chiedono percorsi di sviluppo adeguati coscienti di costituire un potenziale notevole per la regione: prendendo a esempio il segmento dell’artigianato, sui 593.645 giovani imprenditori di settore; il 34,5% di quelli calabresi ha meno di 40 anni. Alla base di tutti i ragionamenti i dati della Svimez, come ha sottolineato il direttore dell’associazione Riccardo Padovani: si prenda per esempio la dipendenza dall’esterno – rilevabile dal rapporto tra le importazioni nette e il prodotto interno lordo – che in Calabria è pari al 28,9% a fronte del 21,7% della media del Sud; oppure l’incidenza della spesa pubblica sul Pil regionale (74,6%) a fronte del 68,4% nel Mezzogiorno e del 46,6% al Centro Nord; o ancora il coefficiente d’industrializzazione che non supera i 20 addetti manifatturieri ogni mille abitanti a fronte dei 37,2 addetti ogni mille abitanti in media nel Sud, 100,2 addetti ogni mille abitanti nel Centro-Nord. Mentre gli indicatori in materia di ricerca e sviluppo ci dicono che in Calabria la spesa è pari allo 0,42% del Pil (dato 2006), contro lo 0,88% del dato meridionale e l’1,14% nazionale: secondo la Fondazione per l’innovazione tecnologica, nel settore la Calabria è al 188° posto sulle 208 regioni europee prese in esame.

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