La nuova frontiera del design, quella che ci permetterà di passare dalla monotonia della produzione di massa alla ben più stimolante personalizzazione di massa, si chiama digital fabrication. Partire dallo spazio liquido e sfuggente dei bit per realizzare oggetti tangibili regala infinite possibilità creative e progettuali. Un concetto semplice e, al tempo stesso, profondamente innovativo. Ogni oggetto ha una propria forma, per quanto complessa; ogni forma è rappresentabile in modo astratto, matematico, da un insieme di punti legati da una qualche relazione. Una sorta di codice genetico delle strutture e degli oggetti che, una volta programmato, ne permette la creazione, l’incrocio e la riproduzione. E che consente di estendere l’universo delle forme anche a quelle fisicamente impossibili da immaginare.

ToDo nasce nel 2007 con l’idea di progettare installazioni e oggetti interattivi che entrino nel tessuto delle azioni e delle esperienze quotidiane. Scardinando il profilo convenzionale del designer, spesso relegato al “maquillage” di contenuti prodotti da altri. Il designer, così come lo intende ToDo, deve invece essere in grado di lavorare con le tecnologie, progettando esperienze e realizzando prodotti con i quali gli utenti possano interagire. Con maggior soddisfazione e intuitività d’uso rispetto ai prodotti a cui siamo abituati. Un approccio che, naturalmente, richiede competenze multidisciplinari e “ibride”, dalla grafica computazionale alla digital fabrication, e una naturale propensione a inventare e innovare.
Una filosofia vincente, ad esempio, per tutte le applicazioni cosiddette site-specific, interventi pensati e realizzati per interagire con un preciso evento. Risulterà allora chiara ed emblematica la differenza tra una semplice proiezione video sulla facciata di un palazzo e la sua versione innovativa, ossia la un’applicazione (figlia di un algoritmo generativo) che adatta in tempo reale il movimento di animazioni digitali alla superficie di riferimento. È il caso, per citarne uno, di Artificial Dummies, installazione realizzata da ToDo sulla facciata delle Porte Palatine a Torino, in cui le forme digitali che percorrono lo spazio della proiezione sono istruite a evitare gli ostacoli e i “vuoti” di materia. Ma è possibile allargare i campi di utilizzo anche alla dimensione privata, ad esempio nelle abitazioni, ambiti site-specific per eccellenza. E immaginare di progettare soluzioni di interior design, dall’arredamento alle decorazioni, specifiche per ogni ambiente domestico, preventivamente “mappato”.
Più in generale, è l’interazione con gli utenti l’aspetto più interessante e il migliore spunto per innovare, anche e soprattutto nell’ambito delle nuove tecnologie. In occasione del lancio della nuova Fiat 500, ToDo ha realizzato un sistema di interazione con i partecipanti all’evento, i quali erano invitati a esprimere via sms la loro concezione dell’identità di un marchio per molti storico quale quello della 500. Ogni messaggio in arrivo costituiva il nuovo nodo di una costellazione di parole che si andava componendo in una proiezione in grande formato. Un concetto, quello dell’interazione, riproposto anche nell’ambito della campagna promozionale NikeFootball, con l’installazione di una affissione su facciata nel centro di Milano, contenente uno spazio per ospitare in tempo reale gli sms inviati dai passanti, invitati a comporre nuovi slogan. Ribaltare la concezione tradizionale del marketing “top-down” passa anche dalle nuove tecnologie.
Un percorso come quello di ToDo necessita un cospicuo investimento, di tempo e risorse, in ricerca e sviluppo. Un’attività che prevede un continuo scambio di idee ed esperienze. Anche per questo ToDo ha collaborato con l’associazione Nada alla realizzazione di C.Stem, una mostra che raccoglie contributi di un gruppo internazionale di designer che anticipano i futuri sviluppi tecnologici del design, organizzata nell’ambito del programma Torino World Design Capital 2008.
Molti degli oggetti e dei dispositivi con i quali siamo quotidianamente portati a interagire sono obsoleti, scomodi, scarsamente intuitivi. Proprio perché sfruttano poco o male la tecnologia (e non il contrario) e non sono pensati per gli utenti. Ma questo non è il futuro. Nel futuro, neanche troppo lontano, la tecnologia digitale ci permetterà di progettare prodotti non solo site-specific ma anche user-specific, disegnati per ogni singola esigenza.

Giorgio Olivero, Co-fondatore di ToDo, interaction & media design


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