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Intelligenza artificiale: storia, opportunità e luoghi comuni

19 Giugno 2024

L’articolo di Riccardo Viale sul Corriere della Sera

Intelligenza Artificiale (IA) è un fenomeno ormai datato. Questo termine viene introdotto quasi 70 anni fa in una conferenza al Dartmouth College. L’obiettivo era di simulare l’intelligenza umana attraverso programmi informatici. Per tutti questi anni di IA non se ne è quasi sentito parlare, tranne che fra gli addetti al lavoro nelle università e nelle imprese di informatica. Dalla uscita di ChaptGPT nel Novembre del 2022 la visibilità della IA è, invece, esplosa. Il ChaptGPT è un algoritmo di apprendimento automatico, basato sulla analisi di grandi quantità di dati e sulla generazione di testi. La sua grande flessibilità e capacità di utilizzo ha prodotto speculazioni anche fantascientifiche sui pericoli di una sua supremazia nel mondo del lavoro ed in genere nella vita sociale e politica. Cosa c’è di vero in tutto ciò?

A rispondere a questa domanda si incarica un articolo di prossima uscita su PNAS Nexus, una importante rivista scientifica americana della Academia Nazionale delle Scienze. Il titolo è «The impact of generative artificial intelligence on socioeconomic inequalities and policy making». L’articolo è realizzato da un gruppo di trenta scienziati coordinati da Valerio Capraro della Università di Milano Bicocca e che include noti studiosi come l’economista Dan Acemoglu del MIT e lo scienziato cognitivo Gerd Gigerenzer della Herbert Simon Society. L’articolo cerca di fare il punto sulla varietà di credenze e spesso facilonerie apparse in questo periodo. Ad esempio l’effetto sostitutivo sul mondo del lavoro. Sicuramente alcune professionalità diventeranno desuete, ma altre se ne creeranno. Un gruppo di ricerca ha esaminato l’implementazione scaglionata di un assistente di chat per una società di software Fortune 500 che fornisce software per i processi aziendali. L’assistente AI ha migliorato le prestazioni dei lavoratori meno qualificati del 13,8% in tutte le misure di produttività. Ciononostante si sono riscontrati pochi effetti positivi per lavoratori più qualificati o con più esperienza dell’azienda, proprio perché le raccomandazioni dell’IA catturano la conoscenza incorporata nei loro comportamenti. Queste ed altre ricerche ci indicano che lo sviluppo della IA può migliorare la produttività, ma avere, anche, un effetto di appiattimento delle figure professionali, con effetti negativi a livello retributivo. Un altro luogo comune è l’effetto moltiplicatore della IA sulla disinformazione con la generazione di fake news sempre più realistiche. Inoltre la sua presenza di filtro nei motori di ricerca riduce la pluralità di informazione restringendo le opzioni a cui ha accesso l’utente. Questo fenomeno può essere però bilanciato dal loro possibile utilizzo automatico nel «fact-checking» e nella ricerca sartoriale di informazione.

Anche per quanto riguarda l’istruzione sono noti i timori di un utilizzo piratesco della IA da parte degli studenti come sostitutivo della loro abilità analitica nei temi e nelle ricerche, già evidente con gli attuali algoritmi del mondo digitale. Questo fenomeno deve portare ad una ridefinizione dei programmi di insegnamento per preparare lo studente a gestire l’utilizzo attivo della AI, anche come utile strumento di discernimento della disinformazione. L’insegnante, soprattutto, deve essere formato per utilizzare la grande potenzialità della IA nel venire incontro alle specificità cognitive e soprattutto agli handicap visivi, uditivi e di linguaggio degli studenti. Nella gestione della salute gli effetti positivi della IA sono già sotto gli occhi di tutti. Il monitoraggio biometrico continuo attraverso vari tipi di sensori può aiutare a personalizzare la prevenzione, la diagnosi e la terapia. In futuro la creazione di gemelli digitali del proprio corpo permetterà una medicina di precisione in cui si potranno simulare decorso della malattia ed effetto della terapia. Ovviamente tutti questi parametri saranno una miniera d’oro per le società di assicurazione che discrimineranno e penalizzeranno i soggetti più a rischio. Lo stato avrà il ruolo di compensare a queste disuguaglianze. Infine il ruolo della AI nel governo. Il suo uso può migliorare sicuramente la velocità dei processi decisionali nella PA, ad esempio nello smaltimento di pratiche che si basano su procedure routinarie. La IA può aiutare anche il governo ad elaborare scenari sull’impatto futuro delle proprie scelte. Queste opportunità scontano però la impreparazione corrente sulla IA del ceto politico ed amministrativo, senza la quale è impossibile la sua valorizzazione.

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