Roma, 24 feb. (askanews) – Le aziende che adottano pratiche di Open Innovation e strategie virtuose di gestione del personale registrano un livello di profittabilità quasi doppio rispetto a quello delle altre imprese. È questo uno dei risultati della ricerca su Open Innovation realizzata dall’Università Luiss Guido Carli e Fondazione Enel e presentata all’interno del Rapporto COTEC Open Innovation.

Lo studio, realizzato analizzando le storie di oltre 200 imprese, tra pmi e grandi realtà italiane, conferma l’assioma secondo cui per fare in modo che la ricerca e lo sviluppo tecnologico si traducano in innovazione e beneficio, c’è bisogno di persone che siano in grado di coniugare le idee, le invenzioni, e i benefici con un’attenzione sul capitale umano.

La ricerca parte da un apparente paradosso, quello che in Italia ci sono molte aziende di successo ma un indice di innovazione molto basso, ha spiegato il ricercatore senior di Enel Foundation Carlo Napoli:

“Siamo partiti da una considerazione amara, se si va a guardare agli indici di Open innovation l’Italia non fa decisamente bella figura perché è agli ultimi posti tra i Paesi industrializzati. E’ spiacevole e contrasta con una considerazione chiara che in Italia esistono tante imprese che sono molto brave a fare innovazione, hanno successo nel loro settore, anche in settori molto competitivi, alimentano un export robusto e crescono”.

“Quello che vogliamo fare, la ricerca non è conclusa c’è ancora un altro anno di ricerca davanti a noi, è identifcare dei fattori chiave che le imprese possano adottare per migliorare la propria performance, abbiamo in mente un indice di innovazione con il quale le aziende possano capire come si posizionano e cosa possono cambiare emiglirare per fare meglio in futuro” prosegue Napoli.

Dalla ricerca è emerso, quindi, che se da una parte le pratiche di innovazione sono importanti, non sono sufficienti. Servono, sì le Idee, le Invenzioni e l’Impatto, le tre I dello studio, ma servono anche pratiche di valorizzazione delle risorse interne, ha spiegato la professoressa di Economia Applicata della Luiss Valentina Meliciani: “Le pratiche di valorizzazione delle risorse interne alle imprese aiutano a superare la sindrome del cosiddetto ‘not invented here’, ‘not shared here’, creano una cultura dell’innovazione che messa insieme alle pratiche di innovazione aperta, quindi a scambio conoscenze tra imprese, fornitori, clienti e università fa la diffErenza in termini di performance di imprese e questo è emerso in molto netto. Le imprese che adottano allo stesso tempo Open innovation e investono sulle risorse interne ottengono una performance in termini di redditività del capitale investito che è doppia rispetto alle imprese che non lo fanno”.

Nella seconda parte del rapporto sono riportate delle “storie di innovazione” raccontate dai soci della Fondazione COTEC – Enel, Eni, Intesa Sanpaolo, Leonardo e TIM. Sono questi esempi concreti di successo che evidenziano come le grandi imprese italiane riescano a mettere efficacemente in pratica il paradigma dell’Open Innovation, come ha spiegato il direttore generale della Fondazione COTEC Paolo Di Bartolomei: “E’ importante l’innovazione tecnologica ma non è sufficiente: c’è bisogno di un ecosistema, un contesto che gli consenta di essere sviluppato. Dai casi dalle storie che vengono raccontate dalle grandi aziende emerge come i successi non sono mai frutto di idee estemporanee o di semplici intuizioni ma di processi di realizzazione che devono convolgere sia ambiente interno che esterno all’azienda”.

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