Competenze e investimenti. È questo il binomio che l’Italia deve sbloccare e sviluppare per colmare i ritardi rispetto a molti altri Paesi europei e mondiali, sia a livello nazionale, sia per quanto riguarda le sue piccole e medie imprese.

Come si fa? Allo stesso modo per competenze e investimenti, le sinergie tra pubblico e privato sono e saranno fondamentali. Potranno anche aiutare a superare quella tuttora forte dicotomia tra città e aree periferiche, zone industriali e zone meno sviluppate, innanzitutto attraverso la digitalizzazione dei servizi e delle attività.

Servono poi una serie di interventi e misure per favorire l’innovazione: le PMI italiane hanno un bagaglio di competenze digitali limitato rispetto alle PMI di altri Paesi dell’Ue. Gli investimenti in formazione Ict da parte delle nostre PMI sono troppo bassi, solo 2 imprenditori su 10 investono regolarmente per formare il personale sulle risorse Ict. Nel Paese 7 milioni di italiani in età lavorativa vanno ancora portati alle competenze digitali minime e di base. E c’è da affrontare il problema del re-skilling, dell’aggiornamento digitale, per i lavoratori meno giovani e ancora di più per quelli della pubblica amministrazione.

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