Vivo la realtà di un’azienda di servizi di design e di engineering che occupa 1200 addetti, strutturata per sviluppare progetti completi di nuove vetture. In Italdesign Giugiaro più che subire e cavalcare l’evoluzione della tecnologia, cerchiamo spesso di provocarla come fattore di nuova opportunità e competitività.
La fase di ricerca concettuale e formale, che curo personalmente, continua a riservarmi momenti genuini di intuizione al pari di quelli dei miei esordi: nell’affrontare lo stile esterno di un nuovo modello prediligo l’approccio manuale: ricorro a carta da lucido, matita e gomma per tracciare il figurino di forma in scala 1:10 con le viste ortogonali che – a titolo di raffronto – sovrappongo ad uno schema del pianale e della meccanica che a volte è provvisorio perché sarà sviluppato interamente da noi, altre volte è parzialmente o interamente definito dal committente. La vera rivoluzione del processo è avvenuta a questo punto.
Un tempo infatti uscivo dal mio studio per affidare ai disegnatori il compito di eseguire dal mio figurino in scala ridotta un piano di forma in scala naturale, di tracciare al tecnigrafo profili e sezioni da cui poter ricavare dime per i modellatori incaricati di realizzare in gesso o resina sintetica il modello pieno. Nel caso di una ricerca per una vettura di serie e non per un concept car da Salone, iniziava una preliminare verifica tecnica di fattibilità dei vari elementi che compongono la carrozzeria. A modello approvato i tecnici e gli esperti di metodologie produttive sarebbero partiti per ingegnerizzare in modo esecutivo la vettura e progettare i singoli componenti strutturali e della scocca e per costruire in officina, con attrezzature e stampi provvisori decine, a volte centinaia, di prototipi a diverso livello di completezza., da testare in laboratorio e su strada (con prove di resistenza, di torsione, deformabilità agli urti frontali, laterali, posteriori, ecc.).
Le fasi del progetto erano strettamente sequenziali in quanto era necessario che un gruppo di competenza completasse una fase per poter passare il lavoro alla fase successiva. Durante le prove sperimentali sui prototipi fisici spesso si dovevano introdurre pesanti modifiche con forte impatto su tempi e su costi. Solitamente si realizzavano due fasi prototipali complete al fine di accertare nella seconda fase che tutte le modifiche apportate al progetto avevano conseguito i risultati attesi. Con l’avvento delle nuove tecnologie informatiche – che in Italdesign Giugiaro abbiamo contribuito ad evolvere – lo stilista si avvale oggi di raffinati sistemi di realtà virtuale che consentono la creazione di rappresentazioni matematiche tridimensionali della forma della vettura su appositi macro-schermi. In tal modo le valutazioni estetiche, le modifiche possono essere fatte in tempo reale e immediatamente confrontate e analizzate.
Tale strumento inoltre permette di parallelizzare le attività che in precedenza erano sequenziali. I dati informatici che sono creati dagli stilisti possono essere condivisi con gli altri enti aziendali in modo continuativo. Il reparto costruzione modelli può avvalersi di tali informazioni per la costruzione dei volumi tramite l’utilizzo di fresatrici a controllo numerico che sono in grado di rappresentare fisicamente quanto disegnato a video. In meno di due mesi dal “foglio bianco” si può arrivare ad avere un modello fisico in scala naturale rispetto ai quattro/cinque mesi richiesti col metodo sequenziale.
“Le stesse informazioni – mi conferma l’ingegner Cristina Griseri, Direttore della Progettazione, Calcoli e Sperimentazione in Italdesign Giugiaro, che ho voluto interpellare per questo mio contributo a “Nòva” – sono riprese dagli ingegneri che, basandosi sulle definizioni stilistiche costruiscono un prototipo virtuale delle vettura e ne valutano le prestazioni. Esistono strumenti di calcolo in grado di valutare le prestazioni del prototipo virtuale con un’accuratezza che si avvicina al 95%. Tali sistemi si basano sulla teoria degli elementi finiti: un oggetto complesso è scomposto in centinaia di migliaia di piccoli elementi che si assume abbiano un comportamento semplice. Un super computer con 80 CPU elabora tali modelli e fornisce informazioni molto precise sul comportamento della vettura.” La fase prototipale si riduce quindi ad una verifica che le prestazioni globali siano soddisfatte e non più una fase iterattiva di progettazione.
In alcuni progetti a minor complessità tale fase è addirittura eliminata.: per esempio l’ingegneria di un modello derivato (esempio una station wagon) da un modello di base già definito. A lato della maggior affidabilità della progettazione, il design delle vetture si è evoluto in misura sempre più complessa se si considerano i vincoli progressivi delle normative di omologazione, l’adozione di nuovi materiali, tecnologie e automazioni e il soddisfacimento di richieste di performance e qualità percepita – specie nei segmenti medio bassi – da parte di un mercato sempre più selettivo.
Va constatato infine che in Italdesign Giugiaro l’ottenimento dei risultati di compattamento del processo e di effettiva riduzione del costo globale degli investimenti per la fase di concezione e sviluppo di una nuova vettura non ha comportato la conseguente riduzione del numero degli addetti impegnati nel processo progettuale ma ne ha richiesto la riqualificazione verso attività più complesse. L’azienda infatti ha puntato sulla offerta dell’intero servizio di project management in correlazione con Casa costruttrice e fornitori.
In Italdesign Giugiaro oggi 1000 dei 1200 addetti opera nei settori ingegneristici: la riduzione di unità lavorative nei reparti di modelleria, prototipazione e sperimentazione fisica è compensata dunque da una sensibile crescita dei reparti di engineering, di calcolo e sperimentazione virtuale, sviluppati con strumenti sempre più sofisticati.

Giorgetto Giugiaro, Presidente dell’Italdesign Giugiaro