Tutti i prodotti vegetali sono sensibili alle condizioni climatiche e all’attacco batterico. I processi di maturazione e marcitura, inoltre, sono fortemente influenzati da un fitoormone (l’etilene) e dal tasso di respirazione del vegetale (che comporta la produzione di anidride carbonica). La loro elevata deperibilità rappresenta il problema maggiore della filiera dell’ortofrutta nonché la fonte prevalente di perdite economiche durante le fasi di conservazione, trasporto e distribuzione. Per questo motivo c’è un grande interesse verso tutte le tecnologie che consentono di prolungare la shelf-life dei vegetali (verdure, frutta e fiori).
Presso l’Università di Salerno, nel gruppo del prof. Guerra, è stata sviluppata un nuovo materiale plastico sulla scia della grande tradizione di chimica macromolecolare italiana, che portò  tra gli anni ’50 e ’60 alla scoperta dei polimeri stereoregolari,  e al premio Nobel per la Chimica del prof. Giulio Natta. È una plastica economica e riciclabile, basata su un polistirene, del tutto simile a quello che siamo abituati ad utilizzare come bacchetta per sciogliere lo zucchero nel caffè. La conformazione a livello molecolare è però tale da creare dei pori di dimensioni molecolari che conferiscono al materiale grande capacità di assorbimento e una maggiore selettività (capacità di assorbire certe molecole e non altre). Il concetto è estremamente semplice: per rallentare la degenerazione il nuovo materiale non rilascia additivi conservanti ma piuttosto rimuove selettivamente dall’ambiente che circonda la frutta le molecole di etilene e anidride carbonica. Proprio la rimozione di queste due molecole offre la possibilità di allungare la vita di molti prodotti ortofrutticoli fino a 2 o 4 settimane in più del normale, in funzione del tipo di vegetale e delle condizioni ambientali.
Tradurre le conoscenze scientifiche acquisite in un’applicazione innovativa ha richiesto un passaggio ulteriore, ossia l’interazione tra i ricercatori dell’Università di Salerno con Itacanova, società partner strategico nell’area dell’innovazione e della R&S, e con altri consulenti per lo sviluppo di materiali nel campo dell’imballaggio. Da questo incontro è nata NanoActive Film s.r.l., che ha già ricevuto diversi premi a livello nazionale (Premio Nazionale per l’Innovazione, Premio “Made New in Italy” di INSTM), e che in questi giorni inizia ufficialmente la sua attività. L’obiettivo è quello di commercializzare imballaggi attivi ad un prezzo competitivo pressoché equivalente a quello degli imballaggi comuni, combinando nel processo solventi eco-compatibili e materie prime già utilizzate per il contatti con gli alimenti.

Alexandra Romina Albunia è socio fondatore e direttore tecnico di Nano Active Film.

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