La Commissione europea colloca l’Italia tra i moderate innovators. Siamo distanti dai paesi più virtuosi per performance innovativa (quelli dell’Europa del Nord) ma anche un gradino sotto rispetto ai leader industrializzati. I quali, nel peggiore dei casi, pur non guidando il treno della competitività vi rimangono agganciati. Sempre per dirla con la Commissione, sono followers. Un club a cui l’Italia dovrebbe puntare ad appartenere. Per farlo occorre insistere sulla ricerca: non solo per migliorare la capacità di innovare, ma anche per continuare ad essere ricettivi, mantenendo aperti i canali di trasferimento di conoscenza e tecnologia.
Un’ottima opportunità è il  7° programma quadro Ue: le piccole e medie imprese italiane mostrano livelli di partecipazione analoghi a quelli dei principali paesi Ue. L’obbiettivo è che il tessuto produttivo tragga benefici dalla ricerca realizzata in sede Ue. Secondo le stime Ocse per il 2008 la spesa in R&S in proporzione al valore aggiunto delle imprese si conferma in leggero aumento, così come crescono gli investimenti in termini assoluti e il numero di ricercatori. Valori lontani da quelli dei partner Ue ma che testimoniano una tendenza incoraggiante.
L’impatto della crisi sui budget dedicati alal ricerca è ancora da saggiare per intero. Un’ipotesi credibile è quella che le difficoltà possano inasprire la “selezione naturale”, indirizzando l’attenzione degli investitori verso settori più promettenti (green technologies) e premiando le imprese più innovative.

Raiomondo Iemma, Project manager Fondazione Cotec

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