L’intero ecosistema in cui viviamo, dalle risorse naturali alle infrastrutture costruite dall’uomo, è un insieme complesso, costituito da una miniera di dati che, a livello macroscopico, ne caratterizzano la morfologia, la struttura, lo stato di conservazione.
Le nuove tecnologie di acquisizione di informazioni geografiche e i servizi intelligenti legati alla gestione del territorio basano buona parte del loro potenziale innovativo sulla capacità di rilevare  ed elaborare grandi masse di dati.
Fra queste si stanno rapidamente traducendo in una soluzione efficace – anche in termini di costo – e applicabile in svariati campi, i sistemi di telerilevamento mediante sensori laser scanning, fino a pochi anni fa conosciuti quasi esclusivamente in ambito di ricerca. Posizionati su punti fissi a terra o su un veicolo in movimento, su satellite o, più comunemente, su aeromobile, queste tecnologie consentono di ottenere una nuvola di punti, secondo coordinate tridimensionali, che descrive superficie e struttura di ciò che è stato rilevato. Un insieme di dati da interpretare e utilizzare.
Se ciò che caratterizza le società della conoscenza è infatti un flusso costante ed eterogeneo di contenuti informativi, diventa cruciale non solo garantirne l’attendibilità nella fase di raccolta ma, soprattutto, renderli intelligibili. Conferire loro una semantica, “far parlare” i dati.
Il vero elemento di valore aggiunto è dunque il processo di elaborazione. Da un lato, per decifrare e analizzare la realtà che ci circonda, ed eventualmente riprodurla in un contesto virtuale che consenta nuove analisi, anche in chiave storica. Dall’altro, in relazione alle grandi opportunità del contesto digitale, anche rispetto all’integrazione tra basi di dati di differente provenienza e formato.
Le possibili applicazioni sono molte, e in oltre tre anni di esperienza diretta sul campo E-Laser le sta esplorando con continuità. In particolare, quello idrogeologico è uno degli ambiti di maggior interesse. Calcolare, tra gli altri parametri, il percorso dei corsi fluviali, così come il loro profilo longitudinale e altimetrico, ricavandone automaticamente i profili delle sponde e con essi le potenziali aree di inondazione, non si limita a essere un’attività di rilevazione, quanto piuttosto un esercizio intelligente di interpretazione di sistemi complessi e mutevoli nel tempo, al fine di una migliore gestione e pianificazione dello sviluppo degli stessi territori. Nel settore forestale, la possibilità di realizzare inventari digitali su vasta scala al fine della conoscenza e della gestione sostenibile delle risorse è ormai una realtà.
Questo naturalmente vale anche per le strutture antropiche, ad esempio intere porzioni urbane riprodotte tridimensionalmente. Oppure grandi infrastrutture di rete come le linee elettriche, il cui percorso può essere elaborato – con la stessa precisione di un’equazione che definisce una curva – a partire da scansioni laser.
Il punto in comune tra queste attività è la possibilità di generare riproduzioni topografiche, geografiche, morfologiche o di altra natura che forniscano informazioni chiave sulla vita di un territorio. Al di là di ciò che gli strumenti analogici – incluso l’occhio umano – possono vedere.

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