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Barriere economiche e culturali: con un tasso di occupazione femminile al 55%, l’Italia è ancora lontana dalla media europea. Le donne sono sovrarappresentate in settori tradizionali e sottorappresentate nelle STEM, con impatti negativi su opportunità di reddito e sviluppo professionale.
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Discriminazioni sistemiche e carichi di cura squilibrati: la disuguaglianza nella divisione delle responsabilità familiari incide sulle carriere, alimenta il gender pay gap (16%) e contribuisce all’abbandono lavorativo post maternità.
Sul fronte dell’imprenditoria, il report sottolinea come resilienza, competenze e contesto favorevole siano determinanti. L’Italia, pur vantando il numero più elevato di imprenditrici nell’UE, sconta ancora limiti nell’accesso a risorse, finanziamenti, formazione e reti.
Per affrontare queste sfide, lo studio propone un insieme di raccomandazioni strategiche, tra cui:
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Politiche di sostegno alla genitorialità e alla condivisione del lavoro di cura;
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Incentivi economici e programmi di formazione in settori strategici e innovativi;
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Investimenti in digitalizzazione e infrastrutture, essenziali per facilitare l’accesso al mercato del lavoro e all’imprenditoria, soprattutto nelle aree più svantaggiate.
In conclusione, agire su queste leve non è solo una questione di equità, ma una condizione necessaria per il rilancio economico e sociale del Paese. Mind the Gap ci ricorda che una vera ripresa passa dall’inclusione piena e consapevole delle donne nel futuro dell’innovazione.