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Rapporto “Rischio digitale e percezione della sicurezza”

Fondazione COTEC e Link Campus University hanno effettuato una indagine di tipo qualitativo per esplorare le posizioni degli Italiani nei confronti del rischio connesso all’utilizzo di sistemi digitali e le loro percezioni della sicurezza digitale. L’indagine è partita da una descrizione, basata su una ricognizione critica della letteratura internazionale, della specifiche caratteristiche del rischio digitale e della relativa mappa cognitiva, frutto della sintesi del giudizio collettivo delle persone su una vasta serie di possibili manifestazioni del rischio. Speculare alla concezione del rischio è quella della sicurezza digitale, che si estrinseca in una molteplicità di dimensioni e modalità. Queste considerazioni “teoriche” hanno guidato l’impostazione e la gestione di un Focus Group, variamente articolato per sesso, età, condizione professionale. Dal lavoro del gruppo è scaturita la individuazione di 15 tipologie di minaccia alla sicurezza informatica, delle quali quelle percepite come più gravi riguardano Identità personale, Famiglia, Social, Documenti, Indagini e Web. Solo a livello intermedio di gravità sono state valutate le minacce relative a Home banking, Virus, Clonazione, Mail e Geolocalizzazione, mentre erano percepite meno rilevanti le minacce di Ripudio, Retargeting, Catene, Spam. È stata poi valutata la probabilità del verificarsi di tali minacce. Gli eventi ritenuti più probabili riguardano lo Spam, le Catene, le Immagini, la Geolocalizzazione, i Virus e il Retargeting. Gli eventi moderatamente probabili erano relativi invece a Identità, Home banking, Mail e Ripudio. Infine le minacce meno probabili riguardavano Documenti, Famiglia, Clonazione e Web cam. Rispetto alla disponibilità a pagare per essere preservati da ciascuno di questi rischi è emerso che i partecipanti erano disponibili ad investire le cifre più alte per proteggersi da eventi relativi a Home banking, Clonazione, Documenti e Famiglia. Un investimento moderato i partecipanti si dichiaravano propensi ad effettuarlo relativamente a Mail, Social, Immagini, Virus e Geolocalizzazione, mentre l’investimento era basso per la protezione da Retargeting, Ripudio, Web cam, Spam, Catene. Combinando le percezioni di gravità con quelle di probabilità delle minacce è emerso nettamente che la minaccia percepita come più insidiosa e gravosa era quella relativa al “furto ed uso improprio delle proprie immagini personali”. Dalla descrizione di esperienze vissute personalmente dai partecipanti al Focus Group sono emerse alla fine indicazioni circa le possibili misure per contrastare e rendere più serena, sicura e piacevole l’esperienza digitale.

A partire da questi risultati è stata progettata una indagine su un più ampio, seppur ancora ristretto, campione di cittadini, stratificato per sesso e condizione professionale, proveniente dalla stessa popolazione dei partecipanti al Focus Group. Gli obiettivi dell’indagine sono stati articolati nel seguente modo:

  • Rilevare eventuali effetti di subadditività e di sensibilizzazione confrontando la percezione globale dei rischi digitali prima, durante e dopo la riflessione analitica sulle loro 15 specifiche possibili tipologie.
  • Far sperimentare ai partecipanti una concreta esperienza di abuso digitale, distinguendo un abuso di tipo prevalentemente “espressivo” (utilizzo non autorizzato delle proprie foto personali), da un abuso prevalentemente “funzionale” (accesso non autorizzato alla propria mail professionale), al fine di monitorare le specifiche risposte emozionali dei partecipanti nella immediatezza di questo evento critico.
  • Indagare gli effetti di due tipologie di abuso sulla percezione globale e specifica delle possibili minacce digitali e sulla disponibilità al pagamento di una assicurazione per neutralizzarle.
  • Monitorare gli atteggiamenti verso i possibili rimedi.

Ai partecipanti è stata richiesta la compilazione di un questionario composto da 72 domande, organizzato sulla seguente sequenza:

  • reazioni emotive alla sperimentazione dall’abuso digitale;
  • rivelazione “a priori” su 3 item della percezione globale del complesso delle minacce digitali in termini di loro gravità, probabilità e disponibilità al pagamento per neutralizzarle;
  • misura specifica attraverso 45 item delle percezioni delle 15 minacce digitali;
  • monitoraggio degli atteggiamenti rispetto ai possibili rimedi alle minacce digitali;
  • rilevazione “a posteriori” su 3 item della percezione globale del complesso delle minacce digitali.

Si riportano qui di seguito le principali indicazioni di applicazione dei risultati dell’indagine:

  • Sviluppare una applicazione per la scoperta di abusi relativi alle proprie immagini personali e familiari. Se fosse offerta come prodotto premium all’interno di un più ampio pacchetto di
    tutela e protezione, una applicazione capace di confrontare tutte le immagini nei propri profili sociali con tutte quelle presenti sul web, e in grado di dare un pronto feedback all’utente rispetto alla loro diffusione, essa potrebbe rappresentare un prodotto gradito e rassicurante rispetto a uno degli scenari più inquietanti relativi alla sicurezza digitale propria e della propria famiglia.
  • Prevenire e mitigare i comportamenti miopi e antisociali in rete rendendo saliente la propria identità sociale. L’analisi comparativa intermetodologica dei dati raccolti suggerisce che la sensibilità dell’utente verso i fenomeni digitali “espressivi” sia stimolata dalla salienza della “presenza sociale” sperimentata. Quando questo senso di appartenenza sociale viene affievolito incrementa la sensibilità per i fenomeni “funzionali”. Da queste osservazioni si ipotizza che per l’utente potrebbe essere utile, quando deve effettuare valutazioni importanti o deve affrontare decisioni delicate o dalle possibili ripercussioni sociali significative, ma trascurate, essere aiutato a tenere presente le sue appartenenze sociali più significative al fine di maturare valutazioni e decisioni più sagge, moderate e lungimiranti. Operativamente si potrebbe pensare ad una applicazione, o ad una funzione dei portali social, che preventivamente faccia esprimere l’utente su quali siano le tre persone che più stima, più ritiene equilibrate, solide e degne di ammirazione. Una volta definita questa specifica “configurazione socialmente significativa” per ciascun utente, si potrebbe chiederne la autorizzazione preventiva ad utilizzarla nei momenti in cui l’utente stesse rischiando una condotta digitale della quale potrebbe pentirsi. 
  • Sensibilizzare le fasce a rischio rispetto alla minaccia degli abusi digitali. Il “trattamento sperimentale”, pur nella sua cruda durezza, potrebbe rappresentar un intervento utile a rendere più consapevoli rispetto al tema della sicurezza digitale fasce di utenti che potrebbero tendere ad una condotta troppa disinvolta ed ingenua in rete.
  • Gestire la percezione del rischio di danni economici derivanti da minacce digitali che colpiscono il rapporto con la propria banca e le proprie transazioni economiche che tendono, a essere tra le più pesanti. Quindi gli utenti paiono essere inquietati dai rischi patrimoniali derivanti dal loro comportamento digitale. A questo proposito si registra una propensione a pagare (per una polizza a tutti gli effetti ridondante) ben 125 euro per proteggersi dal rischio di attacco al proprio portale di homebanking e 91 euro per proteggersi dalla clonazione delle proprie carte di pagamento. Da queste osservazioni potrebbe svilupparsi una riflessione sulla opportunità di rendere più consapevoli gli utenti rispetto alle protezioni assicurative offerte dal sistema bancario in caso di abuso digitale di tipo patrimoniale.

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