Non è possibile innovare senza definire una missione. Né cercare nuove strade senza porre al centro delle nostre azioni il bene del pianeta e dell’umanità che lo abita. Ed è imperativo, per proporre soluzioni valide e durature, confrontarsi con i temi fondamentali dello sviluppo globale.
Innanzitutto la scarsità delle risorse energetiche, e in particolare la limitatezza relativa delle scorte di petrolio, che non possiamo più permetterci di considerare come la fonte primaria di energia a lungo termine. Ancora, i mutamenti climatici, con il relativo aumento delle temperature e innalzamento del livello degli oceani, che l’Intergovernmental Panel on Climate Charges imputa in grandissima parte ad effetti delle attività umane. Vi è poi da considerare il pesante deficit competitivo del settore agricolo, nel quale l’utilizzo di materie prime è responsabile di rilevanti fenomeni di dissipazione di energia. Infine, l’ingresso dei paesi asiatici nella competizione globale, che ha impatti non solo di stampo puramente economico, ma anche sulle prospettive di gestione delle questioni ambientali.
Una missione di innovazione prioritaria è allora questa: convertire un modello di tipo dissipativo, quale è quello attuale, in un modello di tipo conservativo. In quest’ottica, garantire la biodegradabilità e la rinnovabilità dei materiali di cui sono composti prodotti che tutti noi utilizziamo con frequenza diventa il primo passo per invertire il paradigma attuale, sviluppando processi e tecnologie a basso impatto ambientale. La ricerca sulle bioplastiche, biodegradabili in quanto derivanti da materie prime vegetali non inquinanti, può essere oggi applicata ad una vasta gamma di prodotti di largo consumo, dal packaging alimentare ai sacchetti per la raccolta dei rifiuti, fino ai prodotti per l’igiene, con ricadute positive non solo sull’impatto ambientale, ma anche sulle prestazioni.
Un esempio è quello degli pneumatici, per la cui produzione vengono storicamente utilizzati due componenti, il nerofumo e la silice, che presentano rilevanti problemi di eco-compatibilità.
Utilizzare materie prime innovative, com’è ad esempio la nanoparticella derivata dall’amido di mais realizzata da Novamont, oltre a ridurre l’energia necessaria al processo produttivo, permette una sensibile diminuzione del consumo di carburante grazie alla minor resistenza al rotolamento delle gomme.
Anche nel settore della raccolta differenziata possiamo raggiungere risultati importanti. Se i rifiuti biodegradabili rappresentano circa il 30% dei rifiuti totali, concepire un sacchetto di raccolta, biodegradabile come il suo contenuto, che permetta di separare il prodotto compostabile direttamente nelle case, è un’importante frontiera di innovazione.
E se pensiamo che la tecnologia ci permette di conferire ai prodotti costituiti da bioplastiche la stessa velocità di biodegradazione di una buccia di mela, ossia circa 20 giorni, abbiamo un metro di quali siano le opportunità che le nuove tecnologie di chimica dei materiali attualmente ci offrono.
A partire da un’innovazione “di nicchia”, la sfida è quella di raggiungere interi mercati per dare una valenza economica e sociale alle applicazioni. Con l’idea che i processi di innovazione per lo sviluppo sostenibile possano e debbano riguardare l’intera economia.
La storia di Novamont, partita come Centro di Ricerca, diventata poi impresa, segue questo solco, con l’ambizione di far assurgere la ricerca nel campo della chimica dei materiali ad uno degli strumenti più rilevanti per offrire risposte concrete ai grandi problemi ambientali di oggi e, soprattutto, di domani.

Diventa dunque fondamentale per il territorio riconoscere e incentivare l’innovazione. Il rischio che si corre altrimenti è quello di non accorgerci delle novità, delle opportunità e delle competenze messe in campo, continuando a privilegiare l’interesse di pochi.
Un sistema conservativo in cui tutto si possa utilizzare, migliorando le performance e abbattendo l’impatto ambientale: è questo il modello a cui dobbiamo puntare, e verso il quale dobbiamo convogliare i nostri sforzi di innovazione. Senza dimenticare che alla base dello sviluppo economico, devono risiedere rispetto e tutela per l’uomo e per il territorio.


scarica pdf