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Se l’impresa coltiva i talenti salgono ricavi ed export

20 Maggio 2024

Di Riccardo Viale

Clicca qui per l’articolo integrale sul Corriere della Sera

L’intelligenza artificiale basata su Llm (Large language model, i modelli linguistici di grandi dimensioni) dovrebbe essere orientata non tanto a sostituire la capacità umana di problem solving ma a contribuire a migliorarla, come hanno proposto Joseph Licklider e Douglas Engelhart con la loro teoria della simbiosi uomo-macchina. La tendenza attuale nel mondo industriale è, tuttavia, quella di sostituire l’attività umana. In molti casi le imprese stanno investendo eccessivamente nella tecnologia di automazione dell’intelligenza artificiale (rispetto ai guadagni di produttività che offrono) invece di concentrarsi in modo più ottimale sull’utilità della macchina; ovvero tecnologie basate sull’intelligenza artificiale che offrono aumenti di produttività essendo complementari alle competenze dei lavoratori. Peng mostra, ad esempio, che gli ingegneri del software con GitHub Copilot possono essere due volte più veloci nella programmazione. Noy e Zhang mostrano che i lavoratori a bassa produttività, avendo accesso a ChaptGPT, migliorano le prestazioni nelle attività di scrittura.

Un gruppo di ricerca — di cui fa parte l’economista di Stanford Erik Brynjolfsson — ha esaminato l’implementazione scaglionata di un assistente di chat per una società di software Fortune 500 che fornisce software per i processi aziendali. Lo strumento, basato sui dati di oltre 5.000 agenti dell’azienda, monitora le chat dei clienti e offre agli agenti dell’azienda suggerimenti in tempo reale su come rispondere alle loro esigenze. Gli agenti potevano utilizzare questi suggerimenti, ma erano anche liberi di ignorarli. L’assistente AI ha migliorato le prestazioni dei lavoratori meno qualificati o meno esperti del 13,8% in tutte le misure di produttività.

Ciononostante i ricercatori hanno riscontrato pochi effetti positivi dell’intelligenza artificiale per lavoratori più qualificati o con più esperienza dell’azienda. Scrive Brynjolfsson che «i lavoratori altamente qualificati potrebbero avere meno da guadagnare dall’assistenza dell’intelligenza artificiale, proprio perché le sue raccomandazioni catturano la conoscenza incorporata nei loro comportamenti». L’impatto dell’ Ai sulle professionalità all’interno delle imprese è stato uno dei temi discusso a Roma, qualche giorno fa, nel seminario della Fondazione Cotec di presentazione del Report sui Talenti realizzato con l’Istituto Tagliacarne. Il problema della scarsità di talenti nelle imprese e nella pubblica amministrazione sta diventando un handicap serio per molte organizzazioni. L’intellgenza artificiale non risolverà questa carenza nei tempi brevi ed ho un certo scetticismo che lo possa anche nei tempi medi. Le organizzazioni private e pubbliche devono quindi porsi seriamente una serie di problemi: il sistema educativo e formativo del paese è in grado di formare talenti? Se si come si può intercettarli? Quali possono essere modalità efficaci per la loro selezione? Una volta inseriti nell’azienda come promuovere la loro valorizzazione e come evitare che se ne vadano? Che tipo di premialità specifica adottare per incentivare la loro attività? E così via.

Emerge dal rapporto una serie di dati negativi sulla offerta in Italia di competenze di tipo Stem (Science, Technology, Engineering e Mathematics) come sulla soddisfazione da parte dei giovani della possibilità di avere un ruolo che venga incontro alle proprie capacità e necessità di autonomia e spirito di iniziativa. Da questo anche la forte migrazione all’estero. L’Istat attesta che tra il 2012 e il 2021 circa 80.000 giovani laureati sono emigrati, un numero che potrebbe essere sottostimato considerando la significativa percentuale di nostri connazionali che si trasferiscono all’estero, soprattutto in paesi dell’Unione europea, senza registrarsi all’Aire (il registro Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Un altro dato significativo è che la percentuale degli studenti Stem residenti nel Centro Sud iscritti alle università del Centro Nord è aumentata dal 9% circa nell’anno accademico 2010-2011, a una media di quasi il 16% nei quattro anni accademici dal 2019 al 2023. Si tratta della «trappola dello sviluppo dei talenti», un circolo vizioso tra basso grado di istruzione, migrazione verso altre aree e mancato o rallentato sviluppo economico.

L’importanza dei talenti si dimostra in alcuni dati interessanti: la quota di imprese che si attendono un aumento del fatturato nel 2024 è maggiore tra quelle che adottano pratiche per trattenere e attrarre talenti rispetto alle altre (41% che si confronta con il 31%). Una competitività che si esprime anche sui mercati internazionali: un aumento dell’export, sempre nel 2024, è atteso dal 36% delle imprese con una strategia per i talenti contro il 26% nel caso delle altre imprese.
Effetti ancor più pronunciati nel caso della presenza di laureati in discipline Stem quale fattore di spinta alla competitività e all’innovazione.

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