Le opere costruite dall’uomo tendono a deteriorarsi. Non solamente in condizioni straordinarie, ma anche per l’effetto stesso del fluire del tempo. Esiste oggi una famiglia di tecnologie – mutuate da ambiti diversi – che consente di controllare la sicurezza e lo stato di conservazione del patrimonio culturale e architettonico. Ambiti nei quali – molto più che in altri – occorre che i dispositivi assicurino la massima precisione nelle rilevazioni minimizzando il loro impatto estetico.
La Cappella della Sacra Sindone, progettata da Guarino Guarini, è tutt’altro che un’opera “tradizionale”. Basata su un concetto di progettazione rivoluzionario per l’epoca (siamo alla fine del XVII° secolo), la Cappella è costituita da più livelli autonomi sovrapposti e in varia misura tra loro collegati, una sequenza di strutture indipendenti e differenti per geometria. Un procedimento a metà tra speculazione intellettuale e ricerca architettonica: l’intera struttura è concepita sulla base dei multipli del numero tre (rappresentato come specchio della Trinità). La Cappella è doppia, costituita da due sistemi distinti: un guscio interno in pietra, avvolto, sostenuto e trattenuto da una struttura muraria al suo esterno. Due sistemi solo in parte indipendenti; il rapporto tra le due strutture resta uno degli aspetti più misteriosi di questa straordinaria costruzione.
La salvaguardia di questo edificio è un esercizio di grande complessità e richiede altrettanta arditezza e fantasia. Mediante Progetto Guarini, iniziato nel 2007 con un orizzonte di 6 anni, patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e sviluppato in partnership con il Politecnico di Torino e l’Istituto Mario Boella, Lachesi intende applicare le nuove tecniche basate su microsistemi, fotonica e RFId per la valutazione in continuo dello stato di conservazione della Cappella della Sindone.
Progetto Guarini integra due classi di sensori a tecnologia wireless, autonomi a livello energetico e con un impatto visivo ridotto al minimo. I MEMS (Micro Electro-Mechanical Systems) miniaturizzati in grado di svolgere evolute funzioni di misura correlate alla speciale dinamica della Cappella in termini di vibrazioni e sollecitazioni. I sensori a tecnologia POF (Plastic Optical Fibers) sono utilizzati per monitorare le deformazioni della particolare struttura architettonica della Cappella. L’impiego delle fibre ottiche permette di evitare scariche elettriche nei circuiti dei sensori e dunque eventuali inneschi di incendi, aspetto fondamentale in un ambito nel quale il valore della costruzione e del suo contenuto renderebbero di elevata gravità i danni provocati dal fuoco. Completa la lista delle tecnologie utilizzate in Progetto Guarini l’OTOmimus uno strumento portatile che funziona come un “orecchio elettronico” indirizzato al controllo dello stato fessurativo degli elementi marmorei. Lo strumento è capace di replicare la perizia dell’orecchio umano nell’interpretazione uditiva, rendendo oggettiva una valutazione dell’integrità del marmo che potrebbe essere dipendente dalla soggettività sensoriale dell’operatore.
In virtù di questi aspetti, Progetto Guarini è forse il primo esempio di integrazione così spinta di tecniche diagnostiche miste finalizzata al monitoraggio strumentale della sicurezza e dell’integrità di un manufatto di estremo valore architettonico e religioso. Un’iniziativa al servizio della comunità che avrà molto da insegnarci dal punto di vista dell’impiego di alcune tecnologie all’avanguardia.

Domenico Lopreiato, fondatore e amministratore delegato di Lachesi
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